Uno dei momenti in cui amo di più la mia città è quando cammino per le sue strade. 
Certo, c’è il mare, e questo potrebbe bastare. Però mi sembra così ovvio che voglio lasciarlo stare lì, quel luogo magico in ogni stagione, perfino quando è preso d’assalto dai bagnanti che si portano dietro la sdraietta in pullman. 
Invece, camminare per le strade di Cagliari è il massimo, quando ad esempio sono un po’ stanca, o appesantita da troppi pensieri. Ho provato a fare la stessa cosa nel parco vicino a casa mia, annoiandomi a morte: ho capito che mi ci voleva proprio il rumore e la presenza viva della città. Sono un caso disperato, lo so: al mio pollice “nero” e la mia allergia da pollini si somma la passione per la vita urbana. 
Ma non posso e non voglio farci nulla, perché amo la mia città. Mi piace la sua luce bianca, perfino troppo forte per alcuni, e il fatto che qualche volta riesco a sentire l’odore del mare aprendo le finestre di casa mia.
Ho imparato a considerare il nostro vento onnipresente una condizione esistenziale: c’è e basta, inutile opporsi, sbuffare, maledire il mal di testa o la morsa di caldo di certi giorni (che poi rimpiangeremo al primo freddo serio). Tanto ci siamo abituati, ad avere la testa tutta rimescolata dal maestrale, e non ce ne accorgiamo nemmeno più.
Nonostante la fatica, mi piace salire e scendere  i suoi colli e guardare quel particolare pezzo di città da quel particolare punto in alto, dopo esserci arrivata salendo per le stradine strette e un po’ troppo vuote. Sono perduta, mi rendo conto: apprezzo anche i vecchi palazzotti demodè con certi tremendi rivestimenti di piastrelle anni 60 più da sala da bagno che da abitazione urbana, guardo con indulgenza alla probabile claustrofobia che mi darebbe il solo pensiero di abitare in case strette e buie anche di giorno, come in alcuni angoli del centro storico. 
Passeggiare nelle serate tiepide  di una primavera che è poco gentile, qui da noi,  mi piace quasi quanto provare la stessa esperienza nella pioggia battente (un po’ meno il panico che provoca negli abitanti). Sapere di poter fare tante cose – dal cinema allo sport, dal vedere un’amica all’ultimo momento al pranzo all’aperto anche in novembre- è indubbiamente parte di questo innamoramento che ormai dura da quasi vent’anni.  
Amo Cagliari, che ci posso fare? Nulla, ormai, speriamo almeno che sia un amore corrisposto. Finora mi è sembrato di sì.
(nelle foto: Diegoarmando in un parco cittadino, il porticciolo di Su Siccu)

1 Commento

Rispondi

Parco cittadino… Monteclaro, dai! È riconoscibilissimo 😀

Rispondi