Cagliari 63° in classifica per la qualità della vita. Un po’ pochino per chi può godere del sole, del mare, degli apericena e della nouvelle vague (sic!) culturale. Eppure Il Sole 24 Ore, che analizza altri parametri, quest’anno ci rivela che non siamo messi benissimo. Ma non eravamo la seconda città più “felice” d’Italia? Ma la felicità poi cos’è? (e non cominciate con le citazioni, eh.)

Ne parliamo mercoledi 3 dicembre, alle 20 sui 96.8 di Radio X, anche streaming e podcast, con il giornalista Cristiano Bandini, la sociologa Ester Cois e l’attore Elio Arthemalle!

Cagliari è meglio di Matera, comunque. Tiè! Così si evince dalla classifica del Sole 24Ore sulla qualità della vita nei capoluoghi di provincia, giunta al suo 25 anniversario. Peccato però che la piccola rivincita sulla città che ha vinto il titolo di Capitale della  cultura 2019 venga ridimensionato dal fatto che la posizione assoluta di Cagliari nella classifica che esamina 107 capoluoghi sia…63esima (ma nel 2013 era 67°).

La prima è Ravenna, che vince su redditi, lavoro (tasso di occupazione 67% contro il 40% di Agrigento) ed esportazioni. L’ultima assoluta è Agrigento.

Guardando la classifica dell’edizione 2014 nel suo insieme, si osserva una top ten composta prevalentemente da realtà medie o piccole, del Nord Est, montane. E il modello emiliano-romagnolo – nonostante gli scricchiolii avvertiti con la forte astensione alle elezioni regionali di domenica scorsa – dimostra in fin dei conti di tenere, visto che altre tre province accompagnano Ravenna tra le prime dieci (Modena, Reggio Emilia e Bologna). Buoni i risultati del Centro, in particolare delle province toscane (Siena è nona e Livorno 11ª). Il Mezzogiorno riesce a spingersi nella prima parte della classifica solo con le province sarde (Olbia-Tempio al 20°, Sassari al 44° e Nuoro 50°.)

Ma poi, queste classifiche hanno un senso? Forse, come afferma l’articolo del Sole, l’intento è quello di “rappresentare l’Italia in modo corretto, sobrio e non folcloristico” servendosi di una serie di indicatori e di una nuda serie di numeri. Le macroaree di indagine sono il tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, la popolazione, l’ordine pubblico e il tempo libero.

Subito subito possiamo dire che, banalmente, Milano risulta prima con un risultato di 43mila euro per il valore aggiunto pro capite, e il Medio Campidano (forse si intendono i due capoluoghi, Sanluri e Villacidro) è ultimo con 10 mila. I numeri, dunque, disegnano impietosamente le differenze.

Su altri parametri sono perplessa, come il numero di grandi magazzini e supermercati ogni 100mila abitanti (Perugia prima, Palermo ultima): chi l’ha detto che è un elemento di qualità della vita? Curioso il caso di Olbia-Tempio, prima in classifica per numero di ristoranti e pizzerie (sempre ogni 100mila abitanti).

Le pagelle piacciono, soprattutto se sono clementi, ma non sono tutto, perché nel nostro immaginario la qualità della vita è fatta di tante cose. Lo scarto tra immaginazione e realtà, tra desiderio e concretezza mi è apparso evidente ricordando quell’altra notiziola apparsa tempo fa, per cui Cagliari si piazza all’interno della “top five” delle cinque città italiane “più felici”. La classifica, stilata da Wired e Voices for the Blogs, è stata condotta attraverso l’analisi di più di 40 milioni di tweet al giorno. Cagliari è riuscita a ottenere un rispettabile secondo posto (con un punteggio di 7,6) sopratutto grazie ai suoi vanti paesaggistici e artistico-culturali – tanto che il tag “arte e cultura” appare quasi con la stessa frequenza di quello “mari e spiagge”. In questo caso la fonte è ben diversa, quindi, ed è Twitter. Il social network, attraverso un flusso di tweet, mostrava il gradimento degli utenti per la nostra città.

Ma cosa significa “città felice”? Le caratteristiche di Cagliari sono molte  e molto diverse tra loro: è piccola, ma molto bella. E’ familiare, e assai provinciale. E’ facile da vivere ma allo stesso tempo spietata con chi non ce la fa. Soprattutto, è una città suddivisa in cerchi, più o meno magici. Non più di altre, o forse sì? Ma questi sono indicatori che i nudi numeri non possono raccontare, per questo bisogna viverci. 
Con diversi gradi di felicità a seconda del momento.

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