E’ San Valentino, criticità massima. Ormai l’abbiamo capito tutti che è una festa commerciale e bla bla, che serve solo ai ristoratori e ai produttori di cioccolatini e fioristi e bla bla, che l’amore si festeggia ogni giorno e le ricorrenze non servono, e bla bla.

Tutto vero eh, per carità: sospetto però che c’entri molto il fatto che da decenni nessuno ci invita a cena fuori (nè per la ricorrenza o l’anniversario nè tantomeno a caso durante l’anno), ci porta un cioccolatino o tantomeno dei fiori. In qualche caso patologico e divertente abbiamo cominciato a fare da soli, anche perchè nulla svolta la giornata come i fiori freschi.
Però: non ci scrivono lettere, nè noi le scriviamo: siamo troppo impegnati e impregnati nella quotidianità, ma soprattutto pensiamo che sia inutile [errore di sistema 1]. Non baciamo abbastanza, per i motivi di cui sopra e perchè spesso pensiamo che ci vorrebbe un motivo [errore di sistema 2]
E poi è una fatica, diciamolo: ma che, mi devo mettere un estraneo in casa, come diceva un orrendone famoso? [errore di sistema 3].

Tutto vero, per carità: noi ultimi romantici siamo costretti a mascherarci abilmente in mezzo alla gente, perchè terribilmente avulsi dal contesto. Soffriamo la solitudine immeritata di chi si adatta al disordine piuttosto che alle griglie, le liste le fa solo per la spesa e si annoia pure con quelle, la sensazione di inutilità e compassione negli occhi degli altri quando capiscono che diciamo una parole in più piuttosto che una in meno e non per questo moriamo, dopo.

Eppure mai come oggi, mai come ora, le persone vogliono essere amate e sentirselo dimostrare: l’ermetismo mi è sempre stato sulle palle, e direi che è passato di moda. Va bene tutto, perfino un messaggio vocale o un WhatsApp, perchè in realtà, sotto la crosta di una invincibile pigrizia, quello che serve è qualcosa di concreto, un talismano da portarsi dietro.

E’ San Valentino, e mentre cerco di schivare la solita pioggia di biglietti, fiori e cioccolatini, dichiarazioni e parole belle, sorprese e conferme che si abbatte su di me […], capisco che non ho ancora capito nulla dell’amore, nonostante sia l’argomento principe in ogni incontro voluto o casuale, il sottotesto di ogni conversazione con gli amici, perfino il tema che spunta imprevisto al bar, al supermercato, per strada. La barista che mi racconta la sua storia, la signora che incrocio per strada e sento spiegare alla figlia che “i grandi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano” [true story!], quello che dopo anni incontra la prima fidanzata e tutto riparte. Gli amori impossibili, ovviamente, anche se non ho capito esattamente cosa vuole dire. Sono rimasta a Cime Tempestose, io.

Non ho capito nulla, ma vedo che

c’è chi dice che il silenzio è neutro e ci crede veramente, poveretto
spesso amiamo “per” una caratteristica, quasi sempre “nonostante” una caratteristica
siamo fatti della materia di cui sono fatte le nostre abitudini e non mi riferisco alla marca del dentifricio
l’amore rende super lucidi, quelli che vi sembrano suonati in realtà vedono la realtà per quella che è, aggrappatevici
gli innamorati/e hanno bei capelli e brutte occhiaie, spesso
e sono anche più simpatici perchè capiscono i dolori altrui, dall’alluce valgo alle separazioni
la fase del “non abbastanza” (non mi piaci abbastanza, non te lo dico abbastanza ecc) ci sta, ma deve durare poco
tutti, ma proprio tutti, hanno una storia e gli insospettabili sono quelli più interessanti

[continua]

 

 

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