E meno male che torneraiii, come cantava Loretta Goggi (eh sì, ho insospettabili canzoni del cuore, io). Però sei bella e benedetta, cara primavera, perché anche se le giornate sono difficili, noiose, troppo piene di pensieri e parole, almeno c’è il sole o una sua promessa. Oggi, ad esempio, ancora piovicchia un pochino, ma la temperatura è salita e forse è il caso di abbandonare il pigiama invernale tipo scafandro in pile con doppia calza in lana (e piedi ostinatamente ghiacciati).

La vera svolta epocale del mio umore l’ho però avuta ieri, con un segnale che sembra tratto dalla penna di Liala: gli uccellini che cinguettavano, perfino qui in città.

Insomma, pare che la Natura si risvegli e che perfino la pianta di cui non conosco il nome né le modalità di trattamento che sta nell’angolo del salotto, in pieno fascio elettromagnetico della Tv, si stia ringalluzzendo nonostante mi sia dimenticata di darle l’acqua da giorni (e quando lo faccio la annego, sarà giusto così?).
Insomma, benvenuta benedetta primavera, perché non ne possiamo più di strizzarci in piumini dal collo di pelo svolazzante, in strati di maglioni a cipolla necessari alla dura vita dell’animale urbano (perché fuori ci sono 8 gradi, ma se entri in un negozio o un bar ce ne sono 80), di soffocare i nostri piedini in calzettoni di solito inadatti a svolgere la loro funzione (d’altronde siamo in Sardegna, mica alle Hawaii).

Perché anche se nella sostanza non cambia nulla, almeno non c’è quell’orrido freddino che ci intorpidisce tutti e che scongiuriamo solo cucinando vasconi di zuppe, minestre, passati di verdura e similari; perché non vediamo l’ora di metterci un po’ spogliati, mostrando temerari le braccia bianchicce in cui occhieggia il dorso a tendina.

Supereremo anche quella prima timidezza, perché l’arrivo della benedetta primavera fa questo e altro, e usciremo la mattina tutti contenti del tepore e di quel diverso odore nell’aria, dimenticandoci come ogni anno che è soltanto il breve preludio ai quaranta gradi (e relativi piedi gonfi) da maggio in poi.

5 comments

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Madame, voi siete ecologicamente marcolvaldesca, o se lo preferite calvinianamente urbana.. per quanto io odi la primavera, in verità a leggere sto post vien voglia di sperare che porti con sè buoni frutti, invece del solito tempo incomprensibile

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A me tutta questa umidità della “quasi primavera” fa venire il torcicollo, comunque.. vabbè, aspettiamo ‘sta benedetta primavera, e viva le crazzole per i piedi gonfi/sgonfi/con lo smalto/senza smalto 😉

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“per innamorarsi bastaaaa UN’ ORAAAAAAA…che fretta C’ERAAAA!”
Oddio scusa…anche io sono di quelle dai gusti insospettabili!:-)
Arriva presto, stai tranquilla, per me è l’estasi e il tormento…eheheheh..odio il freddo ma la primavera segna che un altro anno è passato..sigh sigh..

A me quest’anno va di lusso, l’inverno entra a luglio ma io sarò in italia da luglio fino ad agosto, così me lo perdo qui in australia e mi toccano due estati una dietro l’altra.!!!:-)))

ps
sono nata il 21 marzo..dice niente?!!!

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* Grazie, antonio, è da tant tempo che ho voglia di leggere di nuovo Calvino…. 🙂

* Ohi, giraffa, non ho fatto in tempo a scriverlo che ha ricominciato a piovere… :-((

* Ciao angel, due estati una dietro l’altra? che cosa bellissimissima :-)))

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E infatti..viva gli stivaloni per camminare nel fango di questa radiosa primavera!! 😛
..perchè da noi c’è la siccitàààààààààààà!!!!

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