A Cagliari si è svolta la Conferenza Internazionale dell’emigrazione, intitolata “I Sardi nel mondo”, alla quale hanno partecipato soprattutto i circoli degli emigrati sardi provenienti da varie parti del mondo e d’Italia (cioè talvolta la stessa cosa).
Tenuto conto che fra il 1958 e il 2002, circa 700 mila persone hanno lasciato la Sardegna, corrispondenti a circa il 40 per cento della popolazione sarda censita nel 2001, la questione ha la sua importanza.
Inoltre, visto che oggi un terzo dei sardi che emigrano ha il diploma o la laurea, un cauto pessimismo è legittimo.

Eppure ieri il governatore Soru ha parlato in termini ottimisti per il futuro della mia isola, fra tecnologia all’avanguardia e tutela della lingua madre, e quasi mi ha convinta.
Sarà il fascino (?) del personaggio: come ha detto Lilli, dal titolo “I Sardi nel mondo” (notare la lettera maiuscola) si passa velocemente a “Il mondo in un sardo” (qui la maiuscola sarebbe davvero monarchica).

Io sono tornata a casa e mi sono scolata volentieri una birra bella fresca (ovviamente sarda).

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14 comments

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mah….certo che avrebbe anche potuto spiegare il fallimento del master&back……

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Bhè augusta sovrana, mi compiaccio nel vedere che tutto sommato riuscite a trattare l’argomento anche senza spararvi nelle palle.. è già qualcosa.. io quando sento parlare dell’emigrazione dalla sicilia mi sento male.. al momento è in rapida ascesa.. no, forse rapida è troppo poco.. come si può dire? cioè.. a tipo missile sparato nell’alto.. hai presente? ecco i dati dell’emigrazione dalla sicilia sono più o meno così..
(giacchè se non sbaglio se amante delle letture giallognole e thrillerose ti avverto che sto postando un lunghissimo giallo nelle mie terre).
Ave Regina!

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Augusta Maestà, ma la birra sarda è fatta in parte con farina di castagne come quella corsa? Oppure la farina di castagne è solo roba da fame (“famidos nois semus pappande pane ‘e castanza, terra cum lande” – “Nanneddu” citata a memoria da un fiorentino, perdoni gli errori)?

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E che vor dì il mondo in un sardo? Forse che, in fondo, in fondo, anche Soru è come il resto del mondo, ha cambiato qualcosa, e qualcuno, a libero convincimento personale, per continuare a non cambiare nulla. Un cauto pessimismo è decisamente legittimo.

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La situazione infatti non è rosea come di volta in volta il Potere vuole convincerci, amicicci…
* Mat, e invece continuano tutti a esaltare il M&B…posso anche crederci per quanto riguarda il Master, è il Back che è tragico!!

* Caro Antony, ti assicuro che anche qui siamo tipo missile…di solito nel “Back”, perdonami la finezza tutta regale 🙂

* Ciao Matteo, quella che mi sono scolata io era una birra non fermentata, così a memoria so dirti solo questo, comunque non di castagna (quella corsa infatti è l’unica cosa che non mi piace della Corsica)…prometto di informarmi 🙂

* Ciao Giraff, il problema è sempre quello, almeno per me: l’altalena fra l’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione…lotta titanica, ti assicuro!

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più che altro regy… il back non esiste proprio…è una grande bufala il back…

a meno che non intendesse dove cel prendiamo…

allora si!

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Birra sarda? 🙂 Ma esiste sul serio?

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* siamo d’accordo sul senso del “back”, caro Mat…. 🙁
* Ciao Fabio, ma certo che esiste la birra prodotta in Sardegna, io ne conosco almeno due: la più classica, che io preferisco perchè più amarognola, e quella, appunro, non fermentata e ugualmente buona 🙂
(tempo fa lessi una statistica secondo cui i sardi sono i primi o secondi bevitori di birra d’Italia…)

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io che sono figlio di emigranti da un’altra isola (sì, è quella di antonio76), negli ultimi anni ho toccato con mano quanti coetanei devono abbandonare sicilia, sardegna, puglia, calabria, lucania, campania. Tutti con titolo di studio (certo, ci sarebbe da pensare agli scandali degli atenei “facili”, Bari, Messina, quanti ne volete), tutti non in cerca di chissà cosa. Solo un lavoro decoroso, possibilmente in linea con la propria formazione. Il fatto è che una volta fuori, sai già che praticamente non potrai più tornare e mettere a profitto l’esperienza fatta. Sai che se sei di fuori e ambisci (magari come me, sì) di trasferirti in una città del sud per godere di quell’umanità che qui al nord non è sempre a portata di mano, di calore umano ecco, non puoi. E’ l’ineluttabilità che mi fa rabbia, questo, forse.

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Interessante, Conte G.: ascoltando le storie degli emigrati in Belgio (miniere di carbone, ricordate Marcinelle?), in Germania, in Argentina, venivano fuori dolore e nostalgia, ma anche resistenza.

Oggi qualche volta si pensa di poter scegliere, e magari poi non si vuole più tornare, ma l’ineluttabilità alla fin fine sembra molto simile a quella dei nonni e dei padri 🙁

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Beh, anche se non è la mia storia precisa, consiglio di fare un giro qui, e magari al teatro… merita:
Mario Perrotta

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Birre sarde ne esistono molte! Oltre la + nota (e commerciale) Ichnusa, ne conosco almeno altre 5: la Beerland (di Olbia), la Birs (di Oliena), la Dolmen (di Uri), la Dolomiti (di Capoterra), la Sadile (di Siligo)!
Andrea

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Digitando “birra sarda” su Google per prima cosa appare la Ichnusa… Ma c’è chi dice che sia la più famosa, ma non la migliore… Quanto alla birra corsa con le castagne, a me piace, sono un toscano e quindi un mangiacastagne per definizione…

@andrea mameli: hai un parente che nel XIX secolo ha scritto le parole di un pezzo musicale tuttora in voga? 🙂

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Ma quante birrozze conosci,* Andrea? ;-)abbiamo dimenticato la Jennas, che però fa parte del marchio Ichnusa credo..quindi, *Matteo, non ti resta che fare un giro in Sardegna per toccare con mano!!
PS: anche io sono toscana per metà, ma le castagne non fanno proprio per me ;-))

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