Tutto nasce dall’innocente messaggio di un’amica: parlavamo neanche mi ricordo più di cosa, fatto sta che lei improvvisamente e innocentemente commenta qualcosa tipo “E lo sapevo, a te non piacciono mai le cose che piacciono a tutti!” (l’amica mi perdonerà per le eventuali imprecisioni). Poche parole che mi hanno scaraventata nel brodo primordiale del mio più grande timore (secondo forse solo a quello di essere noiosa): essere una snob. Razza tremenda, compresissima in se stessa, avvitata in una spirale di autoreferenzialità e di solito alla disperata ricerca -e conseguente esibizione- del film più pesante (tipo cinese con sottotitoli in kazakistano), del libro più palloso (va forte la saggistica di ultranicchia, ma anche i manuali di filosofia orientale o di programmazione neurominchistica non vanno sottovalutati), della citazione più colta possibile (di solito, comunque, è di gente morta da almeno un secolo e mezzo). E invece, e invece…per fortuna molti di noi (io senz’altro, mea culpa -che è poi l’unica cosa che ricordo da due anni di studio del latino risalenti a secoli fa) sono un pò una cosa e un pò un’altra: un pò colti, un pò buzzurri, un pò seri e un pò fancazzisti. Il requisito fondamentale per essere dei veri fighi antisnob (e naturalmente la figaggine è opzionale, ma l’antisnobismo propedeutico a qualunque cosa) è non prendersi troppo sul serio, perchè l’esibizione è noiosa, noiosa, noiosa…e poi, ecco, come ho detto anche alla mia amica (che non so se mi crede, però), io adoro un sacco di cose che sono tutto tranne snob e anzi…per esempio:
adoro il karaoke e all’ultimo matrimonio quasi mi lanciavo sull’animatore per strappargli il microfono e sgolarmi con Io Vagabondo dei Nomadi;
guardo le soap opera pomeridiane e pure serali, quando posso;
leggo qualunque cosa o quasi, quindi anche le rivistacce di gossip;
accolgo gli amici in ciabatte;
sono andata a vedere Natale a New York e ho riso un sacco;
canto a ugola spiegata quando faccio le pulizie, ovviamente solo musica italiana;
mi piacciono i tatuaggi, e cosa c’è di più popolare?
riciclo in modo imbarazzante un casino di cose e come chiunque può testimoniare, ho un cellulare con due anni e mezzo di vita che non cambierò finchè non si spegne;
infine, uso parole come “mascalzone”, “propedeutico”, ma anche una discreta quantità di turpiloquio, che fanno un pò vecchia zia e un pò teenager appassita….e nonostante le iniziali perplessità, adesso adooro e un pò invidio gli unghioni french-manicurati!!

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