Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.  
A cosa serve “una  giornata”? serve a sensibilizzare le persone su un argomento, a far parlare, discutere, a innescare domande e magari qualche risposta. 
L’argomento è terribile, molti reagiscono con fastidio o perplessità solo a sentirlo chiamare con il suo nome: femminicidio. Cioè, l’omicidio praticato su una particolare categoria di persone, le donne appunto. Sono 113 le donne uccise dall’inizio dell’anno, almeno 73 dal proprio partner. I motivi sono di volta in volta diversi, ma è evidente che si tratti di un problema sociale, non di semplice cronaca nera o occasionali raptus di pazzia.
In Italia, il paese che ha eliminato il cosiddetto “delitto d’onore” solo nel 1981, ancora oggi capita che i mezzi di comunicazione di massa parlino di “delitto passionale”. Le donne e gli uomini che vivono relazioni sane sanno bene che la passione è un’altra cosa.
Le donne, inoltre, ancora una volta sorprendono per la forza e lucidità con cui affrontano il tema: non soltanto con la partecipazione ad associazioni, comitati, e i diversi eventi volti ad informare e sensibilizzare sulla piaga del femminicidio, ma anche con iniziative che le mettono in gioco con quello che immediatamente le rappresenta, il loro volto.
Proprio il viso delle donne è il soggetto della ricerca fotografica di Fiorella Sanna per il progetto Uccidi anche me. Donne che non esistono più, al quale io collaboro per i testi. Abbiamo scelto un titolo volutamente provocatorio per sottolineare la forza delle donne che si fa solidarietà verso le altre donne, quasi a sfidare una violenza che crediamo sia soprattutto il prodotto di modelli e suggestioni  culturali sbagliati.
Le donne che hanno partecipato e quelle che parteciperanno – perché Uccidi anche me è un “work in progress” che finora ha raccolto molte adesioni appassionate– vengono ritratte per poi “donare” una parte del loro volto per creare una donna diversa. Perché ognuna di noi potrebbe essere Claudia, Matilde, Francesca, Laila, Antonina: cinque vittime del  2012, cinque come le donne che compongono il volto che vedete accanto.
Grazie, dunque, a Diletta, Silvia, Kathryn, Beatrice e Maria per aver partecipato, e grazie alle donne che vorranno ancora farsi ritrarre e parlare con noi per contribuire al progetto Uccidi anche me.

1 Commento

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Gentile Regina Madry,
per un essere umano di sesso maschile come me, scrivere di cose come queste sfocia immancabilmente nella banalità. Ci ho provato lo stesso nel mio blog, ma temo ricada nelle solite “cose da uomini”, quelle dei cioccolatini a S. Valentino e delle mimose l’8 marzo.
Tuttavia c’è una cosa nel suo post che vorrei sottolineare, questa: «Le donne che hanno partecipato e quelle che parteciperanno […]»
Perché, come dico spesso ai miei conterranei adusi alla lamentazione a prescindere, se non si partecipa in prima persona non c’è nessuno che possa risolvere i problemi al nostro posto. Credo di sapere quanto sia duro da sentire, ma è anche insopportabilmente vero. Mi perdoni per quanto sto per dire: gran parte della soluzione sta nelle vostre mani, né i maschietti violenti o vigliacchi (o vigliacchi “e” violenti) come me vi daranno mai davvero una mano.
Se posso permettermi un’incursione nella sua privacy, Giggirriva e Diegoarmando non diventeranno violenti perché ci sarà lei a spiegar loro quanto l’amore sia migliore dell’odio e non solo adesso ma finché ne avrà la possibilità. Magari le darà una mano anche il suo compagno, ma mi faccia dire, da compagno di un’altra lei, che senza un vostro enorme impegno rimarremo dove siamo.
Ecco perché il vostro bellissimo lavoro è quanto di più utile possa esistere: perché è uno specchio nel quale ci possiamo guardare tutti quanti e se voi donne ne regalate uno a tutti i vostri compagni, potrebbe anche darsi che il mondo abbia una qualche possibilità di diventare migliore.
Infine, visto che lei è persona pragmatica, non dimentichiamoci che i grandi ideali poggiano sui piccoli atti concreti di tutti i giorni e sull’esempio: quando si viene a conoscenza di un fatto di violenza e si volta il capo altrove non si è sbadati o menefreghisti: si è colpevoli!
Così, tanto per non perdere l’occasione!
Davvero complimenti!
Cordialmente,

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