Oggi un uomo è morto in Svizzera. Sappiamo anche l’orario, le 11.40. L’uomo era italiano, ma è andato in Svizzera appositamente per porre fine a una vita che non sentiva, da tempo, più tale.
Così come Eluana mi ricordava le foglie degli alberi, così penso al mare quando leggo la storia di Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj cieco e tetraplegico “immobilizzato in una lunga notte senza fine” in seguito a un grave incidente stradale e abbandonato al suo destino da uno Stato incivile, l’Italia.
Le sue inascoltate richieste d’aiuto mi ricordano il rumore delle onde: costante, aumenta e diminuisce, ma non cessa. La sua fidanzata che legge il messaggio rivolto a Mattarella, le foto con il suo cane, il prima e il dopo mi ricordano la marea, non so perché.

Trovo qualcosa di epico e tremendo, come una maledizione, nelle sue ultime parole “Sollevato da un inferno di dolore, di dolore, di dolore, non grazie allo Stato”. Ma ovviamente grazie all’impegno dei Radicali, che rischiano (nella persona di Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni ) una incriminazione e 12 anni di carcere. Con uno strano cortocircuito mi viene in mente De Andrè: anche se ci crediamo assolti, saremo per sempre coinvolti, e spero che quest’uomo ci perdonerà per averlo ignorato, aver letto distrattamente la sua storia, aver votato e per continuare a legittimare gli stessi individui che prima hanno resistito, poi esitato sulla legge sul fine vita, e poi dibatteranno sulla triste vicenda. Inutilmente: per sempre coinvolti, appunto.

Il senso dell’umano è anche questo: il dolore e la morte, le foglie degli alberi e il mare, la pietas che molti hanno provato e provano, con un senso di immedesimazione tremendo, con la paura e la consapevolezza agghiacciante di non essere gli unici titolari (e responsabili) del proprio corpo e della propria vita. La storia di Fabiano, un San Sebastiano laico trafitto dalle frecce dell'”inferno di dolore”, andato in Svizzera a morire, ci ricorda anche che i cosiddetti diritti civili, di cui non frega niente a nessuno perché non muovono l’economia, sono le fondamenta non solo di una società civile, ma dell’uomo stesso.

Prima vivere, cioè, con dignità e in autonomia, poi filosofare sulle scissioni dei partiti, sul mercato del lavoro, sugli incentivi, perfino sulle legge elettorale, sul nuovo premier e sulla scissione dell’atomo.
Bisognerebbe ricordarselo, non solo quando il sacrificio di alcune e alcuni emerge con questa violenza all’attenzione pubblica. Ricordarcelo quando votiamo, quando parliamo, quando abbiamo la tentazione di giudicare. E di dimenticare.

Buon viaggio, Fabiano, il mare adesso lo immagino calmo. E grazie.

Inoltre vi consiglio di leggere...

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. Required fields are marked *