[di quelle volte che riscriverei un post uguale uguale, dalla prima all’ultima riga. Il saggio “Una stanza tutta per sè” veniva pubblicato per la prima volta il 29 ottobre del 1929. E Woolf scriveva:
Avete idea di quanti libri si scrivono sulle donne in un anno? Avete idea di quanti sono scritti da uomini? Sapete di essere l’animale forse più discusso dell’universo?]

“Intellectual freedom depends upon material things. Poetry depends upon intellectual freedom”.

Non è forse vero, infatti, che la libertà di espressione dipende -anche- dal denaro? vogliamo far finta che la necessità del pane non soffochi la fioritura delle rose? in questa serata di piccole libertà-senza cena da preparare, bambini da intrattenere, neanche una conversazione- mi è tornata in mente quella “stanza tutta per sè” di cui parlava Virginia Woolf , in senso spiccatamente femminista, certo.

Ora che della coscienza di genere sono piene le fosse e le donne sono tornate indietro di decenni nelle cura vera di se stesse, direi che è meglio abbozzare e lasciar perdere i concetti troppo complicati. Siamo già impegnate, infatti, a sopravvivere a vite che di “stanze per sè” ne hanno poche, un pò per responsabilità propria, individuale, un pò perchè non c’è proprio modo: troppa e troppo grande è l’urgenza, e la preoccupazione, di rincorrere il pane e sacrificare le rose.

Più tempo per se stesse, per gli amici o i figli, per scrivere qualcosa, per non sentire l’affanno in tutto, per cucinare qualcosa con piacere, per passeggiare senza guardare l’orologio, fare l’amore quando capita, fare qualcosa che ci piace senza un vero perchè, senza uno scopo puramente materiale, perchè non sono energie sprecate ma linfa vitale, una variante intima e personale della “stanza tutta per sè”.

Anche se a ben vedere a volte basta anche uno sgabuzzino: due righe scritte in una serata imprevedibilmente libera, una chiacchierata con qualcuno che conosci poco, un pò di silenzio o una mezzoretta di musica in macchina.
Sono tempi difficili, in cui fare o solo pensare di fare una di queste cose sembra una pazzia, e pure da egoista, forze sottratte alla ricerca di lavoro, all’incastro delle corvées quotidiane, agli altri ma mai a noi stesse/i.

Ecco perchè il denaro, in un certo senso, libera, compra tempo e possibilità. Ed è curioso che questi pensieri mi siano venuti in mente osservando i miei bambini -loro sì liberi- che dormivano: nella mia stanza tutta per me vorrei comprendere anche un enorme spazio per loro, senza sentirmi tirata da tutte le parti e le noie quotidiane.

Che poi, in fondo, sono quello che chiamiamo vivere.

(l’immagine è dell’illustratrice Carol Rossetti)

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