E tanti auguri a tutte e a tutti.

1. Leggerezza:  L’ha spiegato Calvino, e già questo basterebbe. Anche se è la seconda parola più abusata di sempre dopo “resilienza”, conserva il suo valore assoluto, invincibile, preziosissimo: “…non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore”. Difficilino, però. E allora c’è la sua inseparabile compagna, l’ironia, che ci può aiutare. Se ci sentiamo inadatti, fuori posto, una roba così, ricordiamoci sempre dell’inarrivabile Groucho:
“Non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi soci uno come me”

2. Indulgenza: O misericordia, o compassione. Tutte facce di una stessa medaglia, la nostra. La mia, la tua, quella di tutti. Cioè il fatto che “nulla di ciò che è umano ci è estraneo”, e quindi prima di esprimere giudizi trancianti e parole come pietre è più saggio, e interessante, indagare la complessità delle cose. L’indulgenza è come un tubino nero, va bene con tutto, salvo particolari casi (vedi sotto).

3. Relativo:  No, non è la teoria scientifica. E’ l’idea che tutto, ma proprio tutto, sia relativo, quindi modificabile, adattabile, plasmabile a nostro piacimento. Amicizie, relazioni, opinioni, passioni. In questo nuovo anno affrontiamo invece a viso aperto il principio di realtà, e cioè che esistono valori che sono assoluti o non sono: l’amore, per esempio, o il fatto che il mascara deve essere di buona qualità. Occhio a chi ci propone quindi un amore ai saldi, di seconda mano, usurato o sfilacciato, un rimpastino dei sentimenti, o un cosmetico scadente che poi appiccica, cola, non lo togli manco con lo Chanteclair e manco t’ ha fatta bella, nel frattempo.

4. Contrario: L’ “atto contrario”, cioè fare l’opposto di quello che ci si sente. Vale, ovviamente solo per i sentimenti negativi: tristezza, rabbia, voglia di isolamento, eccetera. E’ importante reagire prontamente: siamo tristi? Cerchiamo un motivo per ridere. Abbiamo voglia di rintanarci? Chiediamo aiuto alle persone (quelle giuste. Che tanto ce le abbiamo tutte, è che spesso siamo pigri, o orgogliosi). La giornata è uggiosa dentro e fuori? Indossiamo colori sgargianti, che il nero sfinerà anche ma fa anche “carroga” (cornacchia) e il rossetto rosso sta bene a tutte (anche un paio di scarpe nuove, in caso).
Io l’ho sempre fatto, e non sapevo si chiamasse così o mi ero dimenticata. Ma oggi scopro di averlo scritto anche nel 2009, proprio in questo stesso giorno. Sarà un caso? [io non credo!!11!1]

5. Tempo: la variabile impazzita, la più importante. Il tempo è il vero, unico dono che possiamo fare agli altri e spesso anche a noi stessi: mentre osservo con la lente dell’entomologo chi ha agende perfette e incastri che neanche Clinton (Hillary) in campagna elettorale, e anche chi non ha neanche un minuto e quindi risulta inespugnabile, come ogni anno mi riprometto di gestirmelo meglio. Quindi tiro fuori l’agendina, il calendario nel cellulare e Google Calendar. E mi incasino.

6. Superfluo: ovvero quello che non è necessario, ma spesso è semplicemente bello, gradevole, gratificante, quindi in qualche modo utile. Un regalo, l’ho capito dopo anni di sciocca austerity a base di richieste precise di magliette-mascara-gift card e simili, deve essere superfluo, perché in fondo noi siamo privilegiati che hanno già tutto; quello che ci apre il cuore è spesso non immediatamente necessario, quindi lo trascuriamo, spesso lo consideriamo superficiale, poco importante. Gravissimo errore: un tramonto è inutile? Un gelato buono è inutile? La telefonata di qualcuno che ci chiede “come stai?”, o quelle due parole in più che spesso cambiano la giornata – o perfino il corso di una storia- sono superflue?

7. Istinto: non sbaglia mai, è solo che dobbiamo dargli più credito. Le famose “sensazioni a pelle”, la prima o seconda impressione, perfino il bruciore di stomaco che insomma pensavamo di aver esagerato con la salsiccia secca e invece era qualcos’altro: tutto ha un senso. Ce l’abbiamo tutti, ascoltiamolo.

8. Somiglianza: particolare caratteristica che accomuna le persone, rara come un quadrifoglio, un diamante blu o una buona piega per ricce naturali dal parrucchiere.
Perdipiù ignorata nella giovinezza in favore delle differenze (“gli opposti si attraggono” e altre affermazioni di dubbissima scientificità), va ricercata e/o coltivata nelle persone vicine, perché fondamentale strumento di relazione e convivenza civile nella mezza età. Eia, la nostra.

9. Disubbidienza: Che l’obbedienza non sia una virtù l’ha detto uno molto più importante, a suo modo un vero rivoluzionario. Dis-obbedire è scomodo, difficile, spesso non compreso dagli altri e nemmeno da noi stessi, che pure sentiamo di doverlo fare. Sul lavoro, nelle relazioni, nei meccanismi piccoli e grandi spesso può essere necessario e perfino utile inserire un granello, anzi un sacchetto, di sabbia. Basta un “no”: lo stupore sul viso degli altri sarà una gran botta di vita. Garantito.

10. Amore: per tutti, in ogni forma, variazione, durata, sfumatura. Un augurio duro e puro, il “core business” di scrittori, poeti, psichiatri e blogger, l’unico valore post ideologico in cui credere, il solo argomento di dibattito veramente interessante, il lavoro più ingrato di tutti per amare e essere amati per (o nonostante) ciò che si è e non per ciò che si dà o fa, chè la valutazione della performance la lasciamo ad altri ambienti.
Ci vuole molta resistenza e anche un pizzico di fede, per un drink che non si chiama “Cosmopolitan” o “Bloody Mary” ma semplicemente “Io speriamo che me la cavo”: e se tutto ciò non dovesse bastare, almeno si spera di non essere astemi.

Buon 2017!

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